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Batullo Edizioni

Marchio per la pubblicazione dei libri di Alessio Serra

Mese

settembre 2018

Intervista all’autore

Vi propongo un’intervista fatta ad Alessio Serra da Francesco Cogoni il 14 Ottobre 2016 per il Cagliari Art Magazine

 

Quando e come nasce la tua passione per la scrittura?

Scrivo da quando avevo 5-6 anni, dal momento in cui ho imparato a scuola praticamente.

Ho iniziato con il disegnare storie a fumetti e scrivere all’interno dei baloon i dialoghi, creando avventure sempre diverse sebbene di elementare qualità.

Poi negli anni ho continuato questa mia passione associata al disegno, a volte favorendo l’una, a volte l’altra.

A 13 anni scrissi la mia prima storia al computer, riguardante un viaggio verso Marte da parte di un gruppo di astronauti, lasciando il tutto incompiuto.

Al liceo, quindi intorno ai 15-16 anni ho cominciato a scrivere il mio primo romanzo fantasy, portandolo a termine, riprendendolo poi nel 2012, pubblicandolo ufficialmente e dando il via alla mia avventura nell’editoria.

Quali scrittori hanno influenzato maggiormente il tuo lavoro?

Un nome tra tutti: Valerio Massimo Manfredi, i cui libri di stampo storico andavano a toccare i temi che avevo studiato per 5 anni al liceo classico e da lui ho appreso diverse terminologie.

Poi anche Pirandello, Wilde, Antoine de Saint-Exupéry o Primo Levi hanno accentuato il mio interesse per il lato introspettivo e psicologico dei personaggi, nonché quello emotivo, che ricopre sempre una parte importante nelle mie opere.

Cosa vuoi esprimere attraverso la scrittura?

Voglio esprimere quello che ho imparato nella mia vita.

A 31 anni non sostengo di aver imparato tutto quello che c’è da apprendere, tutt’altro, mi reputo ancora molto ignorante ma come sosteneva Socrate, il vero saggio è colui che sa di non sapere, e quindi ispirandomi a ciò accetto costantemente i miei limiti e provo a superarli.

Cerco quindi di portare il lettore verso la riscoperta delle cose semplici della vita, le emozioni, le cose importanti.

E in questo ho puntato molto nei miei libri: La bambina che non sapeva volare e L’Invisibile realtà.

Siamo esseri fatti di ricordi, senza essi saremmo vuoti, e i miei libri sono intrisi di ricordi personali, mutati in narrazione e sentimento, che cerco di trasmettere pienamente a chi legge.

C’è una parte della tua ricerca di cui vorresti parlare in particolare?

Ho tanti temi di cui vorrei parlare ancora, traendoli per l’appunto dalla quotidianità, da ciò che vediamo e sentiamo una volta aperti gli occhi il mattino o le cose che pensiamo andando a dormire la notte.

Se dovessi sceglierne uno il mio prossimo obiettivo è riuscire a parlare bene, e a modo mio, dell’amore, uno dei sentimenti più importanti dell’essere umano, se non più importante.

Non ho improntato nessuna delle mie creazioni su questo tema e dovrò fare una ricerca interiore per ripescare tutte le cose che vorrei trasmettere per far emozionare.

Qual’è il tuo rapporto con le case editrici e che possibilità ci sono di emergere per un giovane scrittore?

Personalmente ho vissuto un iter molto travagliato.

Intimorito già in partenza per ciò in cui mi stavo imbarcando, ho avuto la sfortuna di avere a che fare con più di un editore disonesto al quale ho affidato le mie opere.

Ne sono conseguiti pessimi risultati sia in termini di rapporti umani che di vendite.

Ho dovuto rimboccarmi le maniche fin da subito per dare una speranza ai miei lavori e dato che partivo da zero, senza conoscenze nel campo e senza nozioni di editoria o di pubblicità, ho impiegato del tempo prima di riuscire a farmi conoscere e crearmi una piccola nicchia di appassionati.

Sono sempre conscio che si inizia dal basso, anche ora che sto lavorando al mio sesto libro, e cerco costantemente di non crearmi aspettative.

Accetto quel che viene, ascolto i consigli, accetto gli aiuti che mi vengono dati, creo collaborazioni, mi do da fare insomma.

Sono questi consigli che mi sento di dare a chi vuole iniziare a seguire la via editoriale.

E’ un discorso molto ampio e andrebbe trattato in maniera esaustiva, per cui mi interesso anche ad organizzare eventi pubblici e gratuiti per aiutare le persone che come me hanno la scrittura nel sangue.

Cosa consiglieresti ad uno scrittore che vorrebbe vivere di quest’arte?

In Italia è un miraggio.

Perlomeno per uno scrittore esordiente che parte dal nulla e non ha contatti.

A meno che non scriva dei capolavori che riescono a piacere immediatamente ai più grandi editori (il che già da sé non è cosa facile), si parte dal basso e ci si impegna al massimo per far conoscere la propria opera.

L’Italia non valorizza gli scrittori esordienti.

Ci sono diversi premi letterari ma poche iniziative per portare i giovani o comunque la popolazione all’interesse per la scrittura o la lettura.

E quanto più non vi sono iniziative lavorative o sociali che dimostrano un’utilità in questi campi, quanto più la massa se ne disinteressa, lasciando che l’amore per la scrittura e la lettura restino sempre più una passione di pochi.

E questo è un gran peccato.

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Guardians Genesis – La Genesi delle guardiane

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Primo Capitolo di Guardians Genesis – La Genesi delle Guardiane 

Lo storiografo Epiro era in viaggio su un carro diretto a Osomosi, la più importante città portuale del regno Sorion. Con lui viaggiava il bardo Febro, uno degli individui più loquaci che avesse mai conosciuto, e una ragazza di nome Kira, di appena quindici anni, che si era appassionata alle antiche leggende e alla storia del mondo.

Epiro, Febro e Kira si spostavano insieme da molto tempo, viaggiando per tutto il regno, alla ricerca di storie da apprendere, ricordare, scrivere e divulgare, chi con professionalità, come Epiro, chi con un tocco del tutto personale e fantasioso, come Febro. Molto spesso i due si immergevano in estenuanti e inutili discussioni su quale fosse il modo adeguato di narrare una storia, indipendentemente dal fatto che si trattasse di un avvenimento realmente verificatosi, oppure di una delle numerosissime leggende che si narravano per tutte le terre.

Doveva sovente intervenire Kira, sotto forma di giudice intermediario, ricordando ai due che ognuno di loro aveva una differenti talenti, non comparabili perché troppo diversi.

Compito dello storiografo era raccontare avvenimenti realmente verificatisi con la massima accuratezza possibile e avvalendosi di tutte le fonti sfruttabili, prodigandosi in un lungo lavoro di confronto. Dovere del bardo era invece quello di venire a conoscenza del maggior numero possibile di storie, leggende, miti, e anche pure fandonie, cosicché, sfruttando la propria memoria, il proprio ingegno e la dote narrativa, potesse renderle verosimili, oppure raccontarle in modo affascinante e avvincente. Due metodologie totalmente diverse, insomma.

«Kira è senza dubbio la più saggia e valida assistente che potessi desiderare.» diceva ogni tanto Epiro, lusingando la giovane apprendista che seguiva con interesse lo storiografo per apprenderne il mestiere.

«Non si è mai vista donna fare un mestiere tanto noioso.» ripeteva invece Febro, cercando di scoraggiare la ragazza. «Dovresti fare il bardo, come me. Raccontare le storie con elementi di fantasia, narrare di principesse bellissime, di re valorosi, di cavalieri impavidi, di battaglie tra demoni e maghi e…» quando parlava delle meraviglie del suo mestiere, le frasi del bardo si prolungavano a dismisura.

Era un trio piuttosto bizzarro, poiché i loro caratteri e i loro obiettivi non coincidevano del tutto, ma erano legati dal fatto che Kira era la sorella di Febro, e da quando si era messa in testa di voler seguire Epiro nei suoi viaggi per imparare il mestiere, il povero bardo era stato spinto dal suo spirito protettivo di fratello maggiore a seguirla, per evitare che le capitasse qualcosa di spiacevole. Lo storiografo era un ventiduenne di bell’aspetto, con gli occhi azzurri, i capelli castani tagliati corti e un leggero strato di barba che provvedeva a tagliare ad ogni occasione.

Febro aveva vent’anni precisi e, a differenza dell’altro, il suo aspetto era tutt’altro che affascinante: abbastanza in carne, non molto alto, capelli rossicci scompigliati e due occhi grandi castani da pesce lesso che tendevano a dilatarsi all’inverosimile quando era sovrappensiero.

Kira era molto diversa da suo fratello e, osservandoli, non si sarebbe mai detto che avessero alcun rapporto familiare, se non fossero proprio loro a sostenerlo. La ragazza era molto graziosa soprattutto quando teneva i biondi capelli lisci lungo le spalle e se li riavviava con un gesto della mano. Gli occhi azzurri non erano neanche lontanamente grandi come quelli di Febro, anzi, erano di dimensioni normali e avevano un bel taglio. Il suo viso era semplice e grazioso, e seppur fosse ormai nel pieno dell’adolescenza, conservava ancora qualche tratto fanciullesco.

Il terzetto viaggiava insieme ormai da mesi e nonostante fosse Epiro colui che decideva la meta del loro peregrinare, gli altri non contestavano mai, gioendo invece al solo pensiero di vivere chissà quale avventura.

Vi ricordo che è possibile reperire il formato ebook su Mondadori Store e Kobo Store

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